Quel mattino mi alzai presto e decisi che, per una volta, avrei assistito allo spettacolo del sorgere del sole.
Trovavo ingiusta l’indifferenza di tutti nei confronti dell’alba: erano state dedicate canzoni e poesie al tramonto e alla sera, le dichiarazioni d’amore e le scene romantiche dei film si svolgevano sempre in quei momenti della giornata.
Ma all’alba, chi ci pensava?
A quanti tramonti avevamo assistito nella nostra vita e, invece, a quante albe?
Con questi pensieri fissi nella testa mi stiracchiai ancora assonnata, preparai un lungo caffè, afferrai una morbida coperta – sfilandola da sotto al gatto, che mi lanciò un’occhiata offesa – e mi sedetti sulla poltrona del balcone, in attesa, avvolta come un bozzolo in primavera.
Sorseggiando la bevanda calda, le mani intorno alla tazza per scaldarmi, alzai lo sguardo e mi persi nel blu profondo che mi circondava.
A differenza del cielo dopo il tramonto, che porta con sé una sfumatura di malinconia per il giorno appena concluso, questo blu, seppure così simile, conteneva promesse per la futura giornata, dipingendoti sulle labbra un sorriso carico di aspettative.
Le sue tinte contenevano il sapore della rinascita e della speranza.
“Oggi puoi fare tutto, puoi essere chi vuoi. Hai il destino nelle tue mani”, sembrava gridare.
Ogni volta che nasce il sole, nasce anche qualcosa dentro di noi, come un pensiero, un desiderio, o semplicemente il coraggio di ricominciare. Forse è per questo che così pochi la guardano: l’alba è un nuovo inizio, l’alba chiama a rinascere. E questo, spesso, spaventa.
Il sole iniziò a dare i primi segni di risveglio, stiracchiandosi appena e facendo spuntare piccoli raggi tra le pieghe del cielo. Cominciò a pitturare di oro tutto intorno e, dopo un paio di minuti, fece capolino timidamente la punta della sua testa, aggiungendo colore al suo dipinto. Portò con sé un rosa pastello, seguito da un arancio e un azzurro delicati, che si unirono alla melodia di colori.
Il gatto, nel frattempo, si era accoccolato sulle mie gambe, riconquistando la coperta e ripiombando poco dopo in un sonno profondo.
Da lontano, il rumore di una serranda che si alzava mi segnalò che, da qualche parte, qualcun altro si era svegliato.
Ma in quel momento, il mondo intero mi sembrò immobile, sospeso in una fragile perfezione, mentre ammirava insieme a me quello spettacolo incredibile.
Improvvisamente carico di energia, il sole iniziò a sollevarsi più rapidamente e salire nel cielo, emanando bagliori di gioia.
Gli uccellini, che lo stavano attendendo trepidanti, accompagnarono i suoi movimenti, intessendo con cinguettio esperto un motivo che parlava della nascita di un nuovo giorno.
A loro si unì la musica frusciante degli alberi, scossi da una leggera brezza, che profumava di primavera.
Prima che me ne rendessi conto, i miei occhi si sorpresero persi in un celeste intenso e senza fine, ostaggi di un paesaggio di cui non riuscivano a saziarsi.
E mentre quasi tutti dormivano nei caldi letti, ero testimone di come la natura stesse accogliendo il nuovo giorno. Era una piccola festa, discreta e silenziosa a cui avevo avuto la fortuna di partecipare.
Mentre riflettevo su quei fatti, il sole mi accarezzò le guance con tocco dorato per ringraziarmi, grato della compagnia, e mi augurò buona giornata.
E in quel momento capii che qualcosa in me era cambiato.
Non mi serviva nient’altro, quel giorno, se non quella luce nuova — dono inatteso — che dentro di me continuava a brillare.