La città sommersa

Quella notte mi svegliai di soprassalto. La lancetta delle ore segnava l’una.
<<È ancora presto…>> sussurrai e feci per rimettermi a dormire, quando una luce azzurrognola che filtrava tra le tende attirò la mia attenzione.
Mi alzai lentamente, stando attenta a non svegliare Leonardo. Senza riuscire a reprimere la mia curiosità, spostai delicatamente le tende.
Spalancai gli occhi, incapace di trattenere lo stupore: fuori dalla finestra vidi uno scenario che non dimenticherò mai.
Il mare aveva sommerso le strade e pesci colorati scintillavano sotto al chiarore lunare. Ovunque dominava un silenzio sovrannaturale, rotto solo dallo sciabordio delle onde.
Cercai di capire se si trattasse di un sogno oppure no, ma senza risultati. Sembrava tutto così reale.
Rimasi un attimo a riempirmi gli occhi di quel paesaggio: la città, solo questa mattina così grigia e triste, era ora piena di vita.
Erano spariti i passanti frettolosi e imbronciati, fantasmi tra le strade, niente più semafori dai colori pungenti, o nuvole nere create da macchine troppo rumorose. Era rimasto qua e là solo qualche palazzo lucente, che faceva capolino dall’acqua, con alghe di un verde intenso che ne tingevano la superficie.
Decisi di assecondare la mia fantasia e, senza pensarci, scavalcai la balaustra del balcone e saltai giù. Mi accolse un’acqua fresca e piacevole e cominciai a nuotare seguendo la corrente, osservando ora un’orca che mi superava, ora un delfino che saltava più in là.
Gli animali erano liberi e felici, padroni di un mondo che sembrava sempre stato loro, senza gabbie o pericoli.
Ogni tanto infilavo la testa sott’acqua, ammirando i colori intensi dei coralli e le alghe che si intrecciavano tra loro per gioco, sfiorando i pesci che sfrecciavano intorno.
Procedetti fino a che non mi ritrovai davanti a un faro quasi del tutto sommerso. La sua luce era fredda e non bruciava gli occhi, anzi rendeva l’atmosfera ancora più onirica.
Mi aggrappai con forza alle sbarre di ferro della sua cupola ed entrai. Scesi parecchi gradini, fino a che non arrivai ad un lungo corridoio di vetro.
A quel punto sollevai gli occhi e vidi sopra di me l’acqua in cui fino a poco prima avevo nuotato, i pesci e i palazzi sommersi tutt’attorno. Ero dentro un gigantesco e meraviglioso acquario.
Camminai lentamente, gustandomi ogni momento e cercando di fotografare con lo sguardo quanti più dettagli possibili, dalle insegne distrutte, ai diversi tipi di piante marine che crescevano spontaneamente sul fondale, fino a che mi accorsi di una cosa che mi fece bloccare con stupore: i pesci avevano smesso di nuotare disordinatamente e mi osservavano con la stessa curiosità con cui li guardavo solitamente io.
In poco tempo, quasi tutti si erano radunati intorno a me, seguendo attenti i miei movimenti.
Correndo, uscii di nuovo, felice di far parte di quel mondo e sentendomi in qualche modo accettata. Mi tuffai in acqua e ricominciai a nuotare, circondata da tante creature variopinte.
Nuotai per ore, esplorando ogni via, ogni piazza, ogni incrocio.
Quando mi risvegliai la mattina successiva, non riuscivo a togliermi dalla testa quel sogno assurdo.
Leonardo, il mio padrone, era già in piedi. Si era svegliato prima di me, cosa che non succedeva quasi mai, segno che il mio sogno mi aveva tenuta occupata per parecchio tempo.
Lo raggiunsi in cucina per la colazione e guardai a lungo il cibo nella mia ciotola: pesce.
Dopo averli visti nuotare, così liberi e felici, era nata in me una certa simpatia nei loro confronti e la sola idea di mangiarli mi disgustava.
Mi allontanai senza toccare cibo, agitando la coda infastidita per la mancanza di sensibilità del ragazzo.
<<Luna, di nuovo?! Sei proprio una gatta viziata!>> sbuffò lui, vedendomi passare indifferente accanto alla ciotola.
Lo ignorai, superandolo e fingendo di non sentire le sue lamentele sulle scatolette costose che fino al giorno prima mi piacevano tanto. Alla fine non potevo certo aspettarmi che capisse.
Saltai sulla balaustra e mi misi ad osservare il traffico, la coda che si agitava a scatti per i rumori fastidiosi della città.
Nulla a che vedere con la mia città sommersa.