Il guardiano dei cavalli

Su un monte così alto e verde che pareva il Monte Olimpo, viveva un giovane guardiano di cavalli.

I suoi capelli castani, leggermente scompigliati dal vento, cadevano morbidi sulla fronte, incorniciando un volto sereno. Gli occhi, di un caldo color nocciola, sembravano riflettere i boschi che lo circondavano: profondi, quieti e misteriosi.

Con il cuore solitario, Enea sedeva ogni giorno nel prato, in mezzo ai suoi dolci e orgogliosi animali. Osservava l’orizzonte e fantasticava sul mondo al di là di quel monte.

Sognava di macchine volanti, di città sott’acqua e di popolazioni che vivevano in caverne sotterranee.

Eppure non desiderava davvero scoprire se le sue fantasie fossero reali oppure no: non voleva altro se non ciò che già aveva – la solitudine, il silenzioso rumore della natura e il calore del sole sulla pelle.

Sapeva di essere parte di qualcosa di complesso e profondo e temeva che, se avesse provato a condividere con qualcuno il segreto della sua felicità, questo si sarebbe infranto, perdendosi per sempre.

Un giorno, mentre sonnecchiava disteso nel prato, fu svegliato da un leggero chiacchiericcio. Qualcuno stava parlando lì vicino a lui, tra i suoi animali.

Infastidito da quella visita inattesa, si alzò e si diresse a passo svelto verso la fonte del rumore, pronto a scacciare via chiunque avesse trovato.

Ma poco dopo si fermò stupito, impreparato a quella visione: davanti a lui c’era una fanciulla intenta ad accarezzare il muso di un giovane puledro, mentre gli parlava sottovoce.

Era una ragazza davvero bella, con lunghi capelli biondi e ondulati, labbra rosse e occhi di un intenso verde smeraldo. Era alta, dal fisico snello, e aveva graziose orecchie a punta che la rendevano ancora più particolare.

Quando la vide così assorta in quella conversazione, con quell’espressione concentrata, Enea non riuscì a trattenersi e scoppiò a ridere. Che ragazza strana!

Lei allora si voltò di scatto, lo fulminò con sguardo e tornò subito dopo a rivolgere la propria attenzione al proprio interlocutore, scusandosi anche per l’interruzione.

La cosa più incredibile era che l’animale sembrava risponderle davvero, con sbuffi e nitriti, muovendo ora la coda, ora lo zoccolo contro il terreno.

Sempre più incuriosito, Enea si sedette a terra e osservò in silenzio quello scambio, attendendone pazientemente la fine. Non voleva certo rischiare di far arrabbiare ancora la ragazza.

Quando infine si accomiatò dall’animale, la fanciulla si avvicinò e si sedette accanto a lui. Con un sorriso si presentò: era una ninfa di nome Dafne ed era una scrittrice per animali. Prendeva molto sul serio il suo lavoro, infatti viaggiava tra monti e boschi per raccontare fiabe a tutte le creature che incontrava.

Enea, colpito dalla sua sicurezza, non poté fare a meno di crederle e le chiese anche come facesse a parlare con gli animali e venire capita.

Così iniziarono a parlare, raccontandosi le loro vite, condividendo  pensieri e abitudini. 

In breve tempo scoprirono di essere simili nel profondo, come se le loro anime fossero state intessute con lo stesso filo da un sarto del destino.

Da allora non riuscirono più a stare lontani l’uno dall’altra: ogni giorno Enea usciva al pascolo con i suoi cavalli, con cui aveva preso l’abitudine di chiacchierare. Poco dopo arrivava Dafne, con un nuovo prezioso racconto tra le mani, che recitava ad alta voce davanti al ragazzo e agli animali e tutti quanti l’ascoltavano insieme, rapiti dalle sue parole.

Fu così che il giovane guardiano non solo scoprì che era possibile parlare con gli animali come se fossero vecchi compagni di avventure, ma anche che era possibile condividere il proprio mondo con qualcuno disposto, senza giudicare, a fare lo stesso.

E, unendo quei due mondi, così diversi e profondi, nacque un unico grande e meraviglioso universo.